TECNOLOGIA
OpenAI promette di pagare l'energia dei data center e propone regole comuni
Dopo la bocciatura dei data center alle urne, la società di Sam Altman presenta un patto con le comunità locali e un piano per i regolatori: costi elettrici a carico dell'azienda e più trasparenza.

OpenAI ha presentato il 5 novembre il «National Community Compact» e il «Compute Campus Policy Blueprint», con cui la società guidata da Sam Altman risponde all'ostilità crescente verso i data center. Il passaggio riguarda l'infrastruttura computazionale su cui poggiano i modelli di AI: l'azienda si impegna a sostenere per intero i costi dell'elettricità e delle reti per le strutture che possiede e gestisce, e chiede ai regolatori di trasformare quegli impegni in norme per il settore.
Il patto con le comunità prevede che i residenti siano consultati fin dalle fasi iniziali, che i piani di costruzione e i possibili impatti siano accessibili e che ogni anno vengano pubblicati i progressi. OpenAI promette di privilegiare sistemi di raffreddamento a ciclo chiuso che consumano meno acqua e di rendicontare consumi idrici ed energetici. Gli accordi di riservatezza con i funzionari pubblici vengono limitati: restano possibili solo quando necessari per proteggere informazioni di sicurezza o segreti industriali. Sono previsti investimenti in progetti scelti dalle comunità e il sostegno all'occupazione locale: in Georgia, nella contea di Effingham, 4,8 milioni di dollari finanzieranno pasti scolastici gratuiti per circa 14.000 studenti; nell'Ohio, OpenAI e SB Energy destineranno 6 milioni di dollari al supporto all'infanzia.
Il «Compute Campus Policy Blueprint» chiede alle autorità federali, statali e locali di obbligare i grandi consumatori di elettricità a coprire i costi aggiuntivi che impongono alla rete e a tutelare gli altri utenti se un progetto salta. Propone inoltre di consentire ai gestori di ridurre la fornitura ai data center nei momenti di picco e di recuperare i benefici fiscali da chi non rispetta gli impegni. La presentazione arriva due giorni dopo le elezioni del 3 novembre, segnate da un rifiuto diffuso dei data center: secondo la stampa statunitense, almeno 38 comunità hanno votato per divieti o limiti. Su 41 misure locali in 10 Stati, tutte tranne una hanno sostenuto restrizioni o respinto proposte favorevoli allo sviluppo, secondo Ballotpedia e CNBC. I democratici hanno conquistato le cariche di governo in Texas, Georgia e Ohio con candidati contrari a nuove licenze, e mercoledì i titoli degli operatori di data center e delle utility hanno ceduto.
OpenAI aveva già annunciato a gennaio il programma «Stargate Community» e ha ribattezzato i propri data center «Compute Campus». Chris Lehane, responsabile degli affari globali, ha detto che il piano è in preparazione da agosto e punta a uno standard elevato per il settore; Greg Brockman, presidente, ha ammesso che l'industria deve «spiegare meglio» i benefici delle strutture. La società punta a 600 miliardi di dollari di spesa in capacità di calcolo entro il 2030. Il prossimo passaggio è l'avvio del nuovo Congresso a fine gennaio, quando il blueprint potrebbe diventare base di un confronto legislativo.
Sources
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