TECNOLOGIA
Moonshot negozia capacità Blackwell in Europa per aggirare i limiti all'export americano
Secondo fonti citate da CNBC, la startup cinese dei modelli Kimi ha discusso l'affitto di cluster con 8.000 o più Gpu Nvidia in data center europei, dopo l'accusa della Casa Bianca sull'uso di una struttura in Thailandia.

La corsa al calcolo resta il terreno su cui si misura la distanza tra i laboratori di intelligenza artificiale cinesi e statunitensi. Secondo quattro fonti citate da CNBC, la società cinese Moonshot AI — fondata nel 2023, con sede a Pechino, autrice della famiglia di modelli Kimi — ha discusso nel corso dell'anno l'affitto di capacità di calcolo da «neocloud», operatori cloud emergenti che ospitano Gpu Nvidia in strutture europee. Tre delle fonti precisano che l'azienda cercava capacità basata sui sistemi Blackwell, i chip avanzati che i controlli americani sull'export vietano di fatto di importare in Cina.
Lo sfondo è un'accusa resa pubblica. A luglio la Casa Bianca ha affermato che Moonshot aveva avuto accesso ai chip Blackwell in remoto attraverso una struttura in Thailandia; l'azienda non commentò allora, e una delle fonti sentite da CNBC colloca proprio dopo quella dichiarazione l'avvio dei colloqui per ottenere capacità in Europa. Moonshot, Nvidia, la Casa Bianca, il Dipartimento del Commercio, l'ambasciata cinese a Londra e il ministero degli Esteri di Pechino non hanno risposto alle richieste di commento. Nessuna delle fonti riferisce di intese già siglate.
Il meccanismo sfrutta uno spazio che le fonti descrivono come una falla normativa: le regole statunitensi limitano la spedizione dei chip più avanzati verso la Cina, ma la legge vigente non conferisce ai regolatori un'autorità ampia sull'uso di quei chip attraverso servizi cloud ospitati all'estero. Per noleggiare potenza di calcolo Nvidia in Europa, un'azienda cinese si rivolge in genere a un operatore non cinese in grado di acquistare i chip. Due fonti riferiscono di un interesse per cluster destinati all'inferenza, cioè all'erogazione dei modelli agli utenti finali; una segnala anche un interesse per il calcolo dedicato all'addestramento. Un colloquio ha riguardato cluster con 8.000 o più Gpu Blackwell ospitate nella regione, e la stessa fonte descrive l'azienda cinese come «molto aggressiva» nella ricerca di potenza di calcolo. Sul piano commerciale, secondo una fonte sarebbe stato proposto a Moonshot un pagamento anticipato superiore del 30-50% rispetto a un cliente non cinese: operatori e finanziatori cercano di coprirsi dal rischio di un futuro divieto degli accordi di accesso remoto.
La pressione nasce anche dalla domanda. A luglio l'azienda ha presentato un nuovo modello — Kimi K3, secondo il portale brasiliano Olhar Digital — sostenendo di aver ridotto il divario con i sistemi di Anthropic e OpenAI; il prodotto ha trovato spazio come alternativa più economica alle offerte americane e ha messo sotto sforzo la capacità disponibile, al punto che Moonshot ha sospeso temporaneamente i nuovi abbonamenti per dare priorità ai clienti esistenti. «Stiamo aggiungendo capacità il più rapidamente possibile e riapriremo le iscrizioni a lotti», ha scritto l'azienda su LinkedIn. Secondo CNBC, gli sviluppatori cinesi hanno conseguito negli ultimi sei mesi progressi notevoli e un accesso più ampio ai chip Nvidia potrebbe accrescere la pressione sui concorrenti statunitensi.
Sul piano regolatorio, a Washington alcuni parlamentari hanno proposto il Remote Access Security Act, che estenderebbe i controlli sull'export all'accesso remoto via cloud a hardware e software strategici; i materiali disponibili non indicano una data per il voto. Il dossier resta per ora sul piano dei negoziati riportati da fonti anonime, senza conferme pubbliche né da Pechino né da Washington.
Sources
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