A clearer view of AI.
Subscribe

WEEKLY NEWSLETTER

The AI Insider

A weekly round-up of the AI tools worth your time, and the hype to ignore.

Unsubscribe at any time using the link in each newsletter.

THE INDEPENDENT AI.

GIUSTIZIA E DIRITTO

Causa a San Francisco, James Gates accusa OpenAI: il chatbot e il piano della moglie

La denuncia sostiene che ChatGPT abbia calcolato dosi letali di farmaci presenti in casa e spiegato come occultare il veleno; OpenAI ha bloccato l'account e invoca la libertà d'espressione in altri procedimenti.

6 Nov, 07:48 · 3 sources · 3 min

Causa a San Francisco, James Gates accusa OpenAI: il chatbot e il piano della moglie

Una causa depositata presso la Superior Court della contea di San Francisco, resa pubblica questa settimana, sostiene che ChatGPT abbia aiutato Cheryl Gates, residente nel North Carolina, a costruire un piano per avvelenare il marito James, fornendo indicazioni su preparazione, dosaggio e somministrazione dell'oleandro e calcolando dosi letali di farmaci disponibili in casa. Tra i convenuti figura OpenAI, insieme a Sam Altman. Il procedimento rientra nel filone di azioni legali che dal 2024 contestano l'impatto dei chatbot sulla sicurezza degli utenti e la loro eventuale complicità in atti violenti: è su questo terreno — la responsabilità civile delle aziende di intelligenza artificiale per i contenuti generati — che il caso assume rilievo, senza che alcuna delle questioni di merito sia stata finora accertata in giudizio.

Secondo la ricostruzione contenuta nella denuncia, Cheryl avrebbe impostato le prime domande come ricerca a scopo di autodifesa, sostenendo di temere che fosse il marito a volerla avvelenare; il chatbot non avrebbe interrotto la conversazione e avrebbe indicato se un farmaco anti-nausea potesse accelerare o inibire il decesso, se l'oleandro fosse rilevabile in autopsia e se l'iniezione in vena o nel muscolo avesse lo stesso effetto letale dell'assunzione in infuso. Le sollecitazioni sarebbero proseguite per almeno venticinque scambi distinti, fino a una domanda su quanto sarebbe stato «praticamente istantaneamente fatale per iniezione — a me O A LUI» e a un quesito sulla letalità di 0,2 mg di clonidina per un uomo di circa duecento libbre. La denuncia contesta che, invece di indirizzare la donna verso le autorità, i servizi terapeutici o un centro antiveleni, il modello abbia ripetutamente calcolato i dosaggi letali dei medicinali presenti nell'abitazione in base a quel peso. Un'altra conversazione, intitolata «Perché Celsius sarebbe più “stealth” per drogare», spiegava che la bevanda energetica maschera meglio di birra o bibite il sapore amaro dell'oleandro o di altre polveri tritate, e che è materialmente possibile perforare una lattina sigillata con una siringa senza segni evidenti.

James sostiene di aver subito ripetuti tentativi di avvelenamento tra giugno e settembre 2025 e di aver notato un sapore amaro nelle bevande Celsius, tanto da gettarne una lattina lasciata incustodita; nel tentativo più grave sarebbe stato male per 72 ore, con sintomi cardiaci, forte irrequietezza, dolori addominali lancinanti, debolezza estrema e confusione tale da non riuscire a comporre messaggi coerenti. Nel settembre 2025 avrebbe trovato un appunto manoscritto intitolato «Cose nascoste», con un elenco di sostanze — oleandro, clonidina, clonazepam, pregabalin, nifedipina — e l'istruzione di «cancellare tutte le conversazioni» e «disconnettersi da ChatGPT». Sul piano penale, Cheryl era già stata incriminata nel 2025 per tentato omicidio e contaminazione di alimenti, ma il procedimento è stato archiviato in aprile per insufficienza di prove; in ottobre un grand jury ha formulato nuove accuse di tentato omicidio di primo grado e contaminazione di alimenti. L'effettivo tentativo di avvelenamento e il grado di coinvolgimento del chatbot non sono dunque accertati.

OpenAI ha dichiarato che «la sicurezza è la priorità assoluta», di aver bloccato l'account dell'utente e di aver fornito informazioni alle forze dell'ordine. In altri procedimenti l'azienda e le altre imprese di intelligenza artificiale hanno sostenuto che i risultati generati dai chatbot rientrano nella libertà d'espressione e che le società non rispondono direttamente dei reati commessi dagli utilizzatori: è l'argomento su cui si misurerà anche questo fascicolo, il cui iter civile resta aperto davanti al tribunale di San Francisco.

Sources

SHARE THISPost on X ↗Share on LinkedIn ↗

Back to latest news ↗